Cronaca

ANDRIA | Omicidio Di Vito, in aula il 18 giugno: si deciderà se procedere o meno al test del DNA sulle maglie

Aggiornamento al 18 giugno per il processo, in corso di svolgimento a Trani, sulla morte di Gianni Di Vito avvenuta il 19 settembre del 2019 ad Andria dopo una banale lite stradale per una mancata precedenza. L’udienza di ieri è stata interamente dedicata all’ascolto dell’unico imputato nel processo e cioè il 50enne andriese Celestino Troia accusato di omicidio aggravato dai futili ed abietti motivi. Lunga l’escussione sia del pubblico ministero che del legale della famiglia Di Vito, l’Avv. Merafina, oltre che della difesa. Si è cercato di ricostruire minuziosamente quanto accaduto in quella sera alla periferia della città ed esattamente in via Puccini.

La corte si è riservata di decidere, alla prossima udienza, se procedere o meno al test del DNA su alcuni reperti posti sotto sequestro e cioè le due maglie che indossavano quella sera sia la vittima che il 50enne accusato dell’omicidio. Un coltello sarebbe l’arma bianca utilizzata da Troia che però non è mai stata rinvenuta. Al vaglio dei giudici c’è naturalmente la testimonianza del 50enne che ieri si è difeso ribadendo che non avrebbe mai voluto uccidere ma solo spaventare la vittima. Ricostruzione che, tuttavia, non ha convinto l’accusa ed i familiari di Di Vito che hanno più volte chiesto di ricostruire alcuni passaggi essenziali su cui non vi sono ancora certezze.

Sarà la corte allora a dirimere diversi altri aspetti della dinamica ricostruita anche dagli inquirenti nella immediata indagine magari utilizzando anche l’esame del DNA sulle maglie. I due infatti si sarebbero affrontati prima verbalmente rimanendo a bordo delle rispettive auto, successivamente ci sarebbe poi stato lo scontro fisico e l’utilizzo del coltello che ferì mortalmente al cuore Gianni Di Vito. Inutile fu anche la corsa in ospedale poiché l’allora 28enne morì dopo poche ore.

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