Cronaca

Gasolio per i pescherecci venduto per l’autotrasporto: 14 indagati e sequestri tra Campania e Puglia. Coinvolto un 47enne biscegliese

Gasolio per uso agricolo, con accisa agevolata, e per i pescherecci, con accisa praticamente pari a zero, venduto come gasolio da autotrasporto e quando all’orizzonte si profilava l’eventualità di un controllo delle forze dell’ordine, l’autotrasportatore, per uscirne pulito, colorava il carburante con un semplice ma efficace meccanismo “a pulsante” grazie al quale iniettava l’additivo nella cisterna. E’ quanto hanno scoperto i finanzieri del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza di Napoli che oggi, tra la Puglia e la Campania, hanno sottoposto a sequestro tre depositi di carburanti e un distributore, per una capienza complessiva di circa 1000 metri cubi, un’area di parcheggio, cinque mezzi di trasporto e circa 100mila euro tra la Puglia e la Campania. I sigilli sono scattati nell’ambito di indagini, coordinate dalla Procura di Nola, che riguardano 14 persone nei confronti delle quali gli inquirenti ipotizzano i reati, in concorso, di sottrazione all’accertamento o al pagamento dell’accisa su prodotti energetici e irregolarità nella circolazione dei carburanti. In particolare in Puglia lo stesso meccanismo sarebbe stato utilizzato da un 47enne biscegliese, tra gli indagati, che utilizzava questi stratagemmi con il distributore marittimo di cui è titolare. L’uomo, in particolare, si sarebbe prestato a ricevere della documentazione ed in parte del gasolio per motopescherecci, ritirato dal napoletano, rivenduto poi come carburante per autotrazione.  

I militari del Gruppo Tutela Entrate si sono concentrati su cinque società. Gli indagati avrebbero messo in piedi, tra le province di Napoli, Caserta, Salerno e Barletta Andria Trani, un sistema di frode fiscale volto a estrarre dal deposito fiscale, attraverso documenti solo formalmente corretti, gasolio con imposte agevolate per uso motopesca o agricolo, parte del quale sarebbe stato invece destinato di fatto nell’autotrazione. In questo modo gli indagati si garantivano profitti sulla maggiore imposta all’atto di vendita del prodotto.

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