Cinquanta rinvii a giudizio, 43 col rito abbreviato, 7 imputati hanno invece scelto la strada del dibattimento. E’ la decisione dei giudizi nell’udienza preliminare del maxi processo Mari e Monti, che vede alla sbarra l’organizzazione criminale garganica guidata da Enzo Miucci. Un procedimento che ruota attorno ad accuse, mosse dalla Direzione Distrettuale Antimafia, che vanno dall’associazione mafiosa al traffico di stupefacenti, passando per la detenzione ed il porto abusivo di armi e alle estorsioni. Un processo in cui un ruolo fondamentale potrebbero assumerlo i collaboratori di giustizia, novità recente per le organizzazioni mafiose garganiche. Tra questi Matteo Pettinicchio, il 40enne a lungo braccio destro proprio di Enzo Miucci. Tra i 50 imputati figurano diversi elementi di spicco, tra i quali Giovanni Caterino, ergastolano e ritenuto il basista della strage di San Marco in Lamis. Alla sbarra anche l’ex boss viestano, Marco Raduano, oggi collaboratore di giustizia, cosi come lo stesso Pettinicchio e Gianluigi Troiano. L’organizzazione, per quanto ricostruito, avrebbe messo le mani anche sugli appalti pubblici, imponendo il racket agli imprenditori. Parti civili nel procedimento penale si sono costituiti i Comuni di Monte Sant’Angelo, Manfredonia, Vieste e Mattinata, oltre a Regione Puglia, alcuni privati e le associazioni Panunzio e Fai Antiracket.
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