Cronaca

Violenze al Don Uva di Foggia, i 30 indagati si difendono: “Noi stressati dai turni di lavoro”

Si difendono i 30 indagati raggiunti dalla custodia cautelare il 24 gennaio scorso nell’inchiesta “New Life”, sui presunti maltrattamenti e violenze ai danni di 25 pazienti nella struttura “Don Uva” di Foggia. Durante gli interrogatori tenuti davanti al gip del Tribunale di Foggia gli indagati hanno parlato di nessuna volontà di far del male o umiliare i degenti, bensì i loro i comportamenti sarebbero stati dettati – hanno spiegato al giudice – dallo stress psico-fisico causato dalla carenza di personale che costringeva gli indagati ad occuparsi di troppi pazienti durante le ore di lavoro, sino ad un trentina di degenti per uno o due operatori di turno. Queste le motivazioni espresse dai 30 indagati di cui 15 arrestati (7 in carcere e 8 ai domiciliari) e 15 raggiunti dai divieti di avvicinamento alle vittime e dimora nella struttura sanitaria. Tra loro ci sono 8 infermieri, 19 operatori socio sanitari, 2 educatori, e un addetto alle pulizie. Sotto la lente di ingrandimento degli inquirenti ci sono 19 presunti episodi di maltrattamento aggravati, contestati a 28 degli indagati: 13 sequestri di persona, ovvero pazienti chiusi a chiave nelle stanze o a mensa; 2 violenze sessuali con palpeggiamenti in un caso e nell’altro per aver indotto due pazienti a compiere atti sessuali; e favoreggiamento nei confronti di due di loro che hanno tentato di individuare ed eliminare le microspie e le 13 telecamere nascoste dai carabinieri. Le stesse che hanno rivelato ciò che accadeva all’interno dell’Opera “Don Uva”, ed in particolare al terzo piano del plesso B destinato alle pazienti. Immagini che hanno scosso la comunità foggiana. Il giudice per le indagini preliminari di Foggia, una volta conclusi gli interrogatori di garanzia, deciderà come agire con le istanze delle difese degli indagati che hanno chiesto la revoca delle misure cautelari o attenuazione. Secondo i legali le prove sono ormai acquisite e non c’è più il rischio di inquinarle. Allo stesso tempo non ci sarebbe il pericolo di reiterazione del reato, visto che gli indagati sono stati tutti sospesi dal lavoro. 

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