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Bari al di sopra delle attese nel girone di andata: Mignani un punto sotto Conte

Trenta punti conquistati, miglior attacco del torneo, squadra meno battuta di tutta la Serie B e quarto posto in classifica a sole sei lunghezze di distanza da chi, attualmente, conquisterebbe la promozione diretta. Al giro di boa della stagione ‘22/’23, i numeri del Bari parlano chiaro: l’annata dei galletti è stata, sin qui, ben al di sopra di ogni più rosea aspettativa di chiunque avesse provato a pronosticare quale ruolo avrebbero potuto svolgere i biancorossi nel loro primo campionato cadetto dopo 4 anni di inferno tra Dilettanti e Serie C. Nessuno, probabilmente, avrebbe mai immaginato una così favorevole situazione di classifica a questo punto e, a dispetto dello sbandierato obiettivo salvezza a inizio stagione, parlare oggi di mantenimento della categoria appare quantomeno riduttivo. Sognare si può, lo dicono i numeri, e lo dice la storia passata. L’ultima volta che il Bari centrò il salto dalla B alla A, sulla panchina di allora c’era un certo Antonio Conte. La creatura sua e del ds Giorgio Perinetti raccolse, nelle prime 19 partite, appena un punto più del Bari di Mignani. E l’andamento del campionato fu, oggi come allora, tremendamente simile. Ottima partenza, persino migliore quella del Bari di quest’anno, interrotta bruscamente, tanto per Conte quanto per Mignani, da due sconfitte consecutive capitate nel mese di ottobre. Poi una lunga striscia di risultati utili, otto per Mignani e sei per Conte, fino alla doppia caduta, quindici anni fa, con Albinoleffe ed Empoli, e quest’anno contro il Genoa. Quel Bari, nel girone di ritorno, grazie ai cavalli aggiunti nel proprio motore con gli innesti, fondamentali, di gente come Guberti e Kutuzov, diventò assolutamente dominante, spostando in alto l’asticella dell’agonismo e dell’organizzazione di gioco, portando la propria media punti da 1,63 a 2,13 a partita e quasi raddoppiando la propria produzione offensiva. Nessuno potrà mai sapere come sarebbe finito quel campionato senza le pedine arrivate nel calciomercato invernale. Ciò che conta è che quei rinforzi arrivarono, e si rivelarono determinanti. Oggi, come allora, il Bari e i suoi tifosi aspettano dal mercato quel quid in più che possa consentire, a un collettivo che ha già dimostrato di potersela giocare con chiunque, di volare ancora più in alto. Oggi, come allora, la città del pallone spera nell’intervento della proprietà. Sognare si può, anzi si deve, perché quando passa il treno della Serie A, bisogna fare il possibile per saltarci su.

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