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12 luglio 2016, su quei binari ed in stazione ad Andria la rabbia dei parenti: «Tragedia completamente dimenticata»

Lo ha voluto gridare con tutta la sua rabbia Pinuccio Bianchino il papà di Alessandra deceduta nello scontro tra i due treni di Ferrotramviaria del 12 luglio 2016. Lo ha voluto gridare nel momento in cui ha avuto la parola nella cerimonia per l’istituzione del Giornata del Ricordo da parte del Comune di Andria e per cui Bianchino ha ringraziato in premessa l’ente ed il Sindaco Bruno. Ma la rabbia, per una tragedia in cui la fatalità probabilmente ha giocato un ruolo importante ma che sicuramente si sarebbe potuta evitare con gli interventi di sicurezza sulla tratta a binario unico, resta immutata. Ad otto anni di distanza di quella tragedia c’è solo un sibilo locale, come ha ricordato Bianchino, ma non c’è più traccia a livello nazionale. Una rabbia mista a delusione che serpeggiava anche sui binari al chilometro 51 questa mattina quando i parenti delle 23 vittime si sono radunati come ogni anno per deporre un fiore e per una preghiera. Passa il tempo ma la vita non restituisce i propri cari e, soprattutto, restano le occasioni perse di chi non c’è più e dei familiari.

Francesco Tedone, uno dei più giovani a rimanere ucciso in quello scontro, era tornato da poco dal Giappone. Conosceva già a 16 anni tre lingue complicate ed un futuro spianato davanti a se. Un futuro che non hanno visto giovani e meno giovani la cui unica colpa fu quella di prendere quei treni. Unica cosa che resta è quella del ricordo, “ad imperitura memoria” recita la targa apposta sulla Stazione di Andria.

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