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AttualitàPolitica

Shock in Regione, il nuovo ospedale di Andria declassato al “Primo” livello anziché “Secondo”

E’ l’imbarazzo che serpeggia nelle domande e nelle risposte a destare più sorpresa per una notizia che ha lasciato senza parole tutti i partecipanti al tavolo della Prima Commissione consiliare. A partire dal Presidente il consigliere regionale di Azione Fabiano Amati e dalle risposte del Responsabile Unico del Procedimento della ASL BT l’Ing. Ieva. Stamane l’incontro in regione per riprendere il filo del discorso interrotto sul nuovo Ospedale di Andria. Una struttura, che è stato rimarcato, sarà da 400 posti letto ed ubicata in contrada Macchie di Rose ma, dopo anni di attesa da quella trionfale presentazione del progetto a Castel del Monte nel 2021, si scopre esser stata declassata da 2° a 1° livello. Una differenza sostanziale in realtà nata dalla necessità più volte rimarcata nel corso del tempo di contenere i costi rivedendo il piano clinico gestionale. Di quel progetto che prevedeva strutture architettoniche, più sale operatorie e praticamente la nascita di un vero e proprio policlinico con una facoltà universitaria, resta molto poco. La cifra stimata, dai 138 milioni di euro iniziali appostati, ora arriva a 220 con un risparmio, rispetto ai 270 necessari. Soldi che saranno inseriti in un nuovo accordo di programma da sottoscrivere con il Ministero della Salute da parte della Regione Puglia dopo che il precedente è scaduto a causa del tempo perso in questi anni.

Ma restano i dubbi e le perplessità per una decisione che ha colto tutti “forse” di sorpresa. L’ospedale passa ad una struttura di 1° livello con un inevitabile ridimensionamento in termini di specialistiche, mancherà sicuramente cardiochirurgia, di personale e di appeal. Che era esattamente il motivo per il quale doveva nascere, invece, un nuovo importante polo ospedaliero nella BAT. Tra le altre cose nel Piano Sanitario della Regione Puglia la sesta provincia avrebbe un ospedale di 2° livello che a questo punto vien da chiedersi se sorgerà mai e se si dove. Le altre domande da porsi sono quelle relative ai tempi: l’attesa e l’attenzione verso questo tema nasceva anche perché ci sarebbe potuta essere una vera svolta sui temi della salute nella BAT. Ora a distanza di anni si scopre che fino ad ora si era atteso qualcosa che non si realizzerà mai a discapito, ancora una volta, dei cittadini di un territorio che, in fondo, non è mai stato considerato adeguatamente autonomo nelle scelte strategiche regionali. Il problema non sarà certamente il numero di posti letto o le specialistiche ma la qualità e soprattutto l’appeal ed il prestigio che una struttura come questa avrebbe dovuto portare con se. Una nuova grande occasione persa.

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