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Cronaca

BARI | Droga ed estorsioni, “spallata” al clan Di Cosola: condanne definitive per 3 affiliati

Si sono aperte le porte del carcere per tre affiliati al clan barese Di Cosola, colpiti da condanne per un totale di 25 anni di reclusione a seguito dell’operazione “Pilastro”, relativa ad estorsioni ai danni di alcuni imprenditori edili baresi.

È diventata definitiva infatti la sentenza emessa il 2 luglio 2020 dalla Corte d’Appello di Bari, che aveva riconosciuto i tre colpevoli, a vario titolo, di associazione di tipo mafioso, traffico di stupefacenti, estorsione e concorrenza illecita mediante violenza e minaccia.

I provvedimenti restrittivi sono stati eseguiti all’alba di questa mattina dai Carabinieri, che hanno tratto in arresto uno dei responsabili, mentre agli altri due sono stati notificati direttamente in carcere, essendo questi già detenuti.

La sentenza della Corte d’Appello costituisce l’epilogo del processo avviato a seguito delle indagini sull’omicidio di Giuseppe Mizzi, 39 anni, vittima innocente di mafia, ucciso con sei colpi di pistola il 16 marzo 2011 nel quartiere di Carbonara. Un agguato commesso per errore, nell’ambito di un regolamento di conti tra i clan rivali Di Cosola e Strisciuglio.

L’attività investigativa mise in luce le attività illecite del gruppo criminale barese, in particolare quelle legate al settore edilizio, con le pressioni esercitate dagli affiliati per condizionare la libera concorrenza nel mercato del calcestruzzo.

In base a quanto emerso dalle indagini, coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Bari, con minacce e violenze, gli imprenditori edili venivano posti difronte ad una scelta: o pagare somme di denaro per mantenere i detenuti del clan, oppure acquistare il calcestruzzo “consigliato” dagli estorsori, prodotto da un’azienda vicina ai sodalizio criminale.

Parallelamente, gli inquirenti riuscirono a risalire anche ad un lucroso traffico di sostanze stupefacenti, gestito dal gruppo mafioso nei territori di sua influenza.

L’operazione Pilastro, risalente al 2015, portò all’esecuzione di provvedimenti restrittivi nei confronti di 64 persone, oltre al sequestro di beni per milioni di euro. Una spallata per il clan Di Cosola, tale da indurre negli anni successivi alcuni degli affiliati a collaborare con la giustizia.

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