Cronaca

Fisco evaso tramite software, sequestro da oltre 1,2 milioni di euro per due dentisti di Molfetta e Barletta

Avrebbero percepito rilevanti guadagni occultati al Fisco con l’utilizzo di un software progettato ad hoc. Con questa accusa, il giudice per le indagini preliminari di Trani Domenico Zeno ha disposto nei giorni scorsi il sequestro di beni immobili e conti correnti per un ammontare di 524mila euro nei confronti di un odontoiatra di Molfetta e di oltre 700mila euro ad un suo collega di Barletta, per il quale il provvedimento è ancora in fase di esecuzione.

Dichiarazione fraudolenta riferita agli anni di imposta dal 2016 al 2021 è l’ipotesi di reato contestata ai due dentisti. L’indagine nasce da una precedente inchiesta avviata nell’agosto di due anni fa dalla Procura di Bari con la quale la pm Luisiana Di Vittorio aveva notificato 25 avvisi di proroga delle indagini preliminari verso altrettanti odontoiatri, residenti nel capoluogo e nei comuni della provincia, preludio al sequestro di un milione di euro disposto sempre nel novembre del 2022 a carico di uno specialista di Casamassima e di circa 300mila euro per l’ideatore del software.

Architetto del presunto raggiro sarebbe proprio il 59enne ingegnere di Palo del Colle, Tommaso Carbone, che avrebbe prodotto l’applicazione denominata Suite Medical Gold per consentire ai dentisti di nascondere i reali guadagni attraverso una contabilità parallela, protetta da password e archiviata su supporti esterni. Carbone avrebbe inoltre creato delle chat dedicate invitando gli odontoiatri ad utilizzarle con prudenza rimandando spiegazioni ad incontri di persona e facendo riferimento alla contabilità in nero.

A seguito del controllo fiscale nei confronti di un dentista, la Finanza è risalita al produttore del software acquisendo al contempo l’elenco dei clienti, trasmettendo quindi gli atti alla Procura di Trani per competenza territoriale. Tramite l’analisi del contenuto di un cellulare sequestrato nello studio medico dell’odontoiatra molfettese in uso alle collaboratrici dello stesso, sono emersi i nominativi di molti pazienti non presenti nel database dello studio. Le forze dell’ordine a questo punto hanno ascoltato alcuni pazienti: tutti, eccetto uno, avrebbero confermato di aver pagato in contanti senza ricevere alcun documento contabile.

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