Cronaca

Spaccio sull’asse Cerignola-Vieste, nove arresti dei Carabinieri: la droga arrivava dal cielo

I clienti assuntori di droga depositavano il denaro nei cestini calati dal terrazzo. A questo punto ricevevano in cambio la dose richiesta di stupefacente, fatta scivolare fino alla strada attraverso un ingegnoso meccanismo di canaline. È il sistema di “spaccio dall’alto” scoperto dai Carabinieri a Vieste, nel Foggiano. Nove le persone raggiunte da misure cautelari, emesse dal Gip del Tribunale del capoluogo dauno, su richiesta della Procura. In quattro sono finite in carcere, tre ai domiciliari mentre altri due indagati sono stati sottoposti a divieto di dimora nella provincia di Foggia.  

Sono tutti ritenuti responsabili, a vario titolo, dei reati di traffico, detenzione illecita e spaccio di sostanze stupefacenti. Nel corso dell’indagine è stato inoltre sequestrato quasi un chilo e mezzo di droga e 2.400 euro in contanti, soldi intascati con lo spaccio.

L’operazione è stata condotta dai militari delle Compagnie di Manfredonia e Cerignola, a conclusione di un’inchiesta avviata nel gennaio 2022 dopo un inquietante episodio avvenuto a Vieste: l’esplosione di un ordigno artigianale, che aveva danneggiato il portone dell’abitazione di un noto pregiudicato del posto.

L’attività investigativa ha così fatto luce su un lucroso traffico di droga, permettendo di documentare, grazie ad una telecamera nascosta piazzata nei pressi di una palazzina nel centro storico di Vieste, oltre 5mila episodi di spaccio, circa 50/60 al giorno, solo tra i mesi di gennaio e luglio del 2022.      

In base a quanto emerso dal lavoro degli inquirenti, gli stupefacenti (per lo più cocaina, hashish e marijuana) venivano approvvigionati attraverso fornitori di Cerignola e poi rivenduti nella città garganica. Lo spaccio avveniva attraverso un sistema studiato nei minimi dettagli, col le dosi recapitate dal terrazzo di uno stabile fino alla strada, attraverso un complesso sistema di canaline di scolo.   

Gli inquirenti hanno stimato che la vendita al dettaglio degli stupefacenti, nel solo periodo dell’indagine, avrebbe fruttato agli indagati guadagni tra i 25 ed i 30mila euro al mese.

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