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Dimensionamento scolastico ad Andria, la rabbia di genitori e docenti: «Non toccate l’Oberdan, non ci fermeremo». Protesta questa mattina a Palazzo di Città

La scuola Oberdan di Andria con i vari plessi di scuola dell’infanzia e primaria (“Don Tonino Bello” e “Saccotelli-Lotti”) non deve essere disgregata in tre diversi pezzi come ipotizzato dall’amministrazione comunale nel nuovo piano di dimensionamento scolastico cittadino. E’ questo che hanno chiesto a gran voce genitori, docenti e la dirigente scolastica Palma Pellegrini, in una protesta spontanea questa mattina prima davanti agli istituti scolastici e poi direttamente a Palazzo di Città. La protesta, nata anche grazie al tam tam tra le parti in causa, è nata dopo la scelta dell’amministrazione di convocare la giunta comunale nella mattinata di oggi proprio per approvare il nuovo piano di dimensionamento scolastico.

Tanti i cartelli esposti dai genitori e che hanno ribadito più volte la volontà di non smembrare un istituto che comprende un quartiere centrale ed uno più periferico ma che nel corso degli anni ha creato un importante rapporto di interscambio che ha costituito momenti di crescita per alunni, famiglie e docenti. In più ha ricordato la dirigente, numeri alla mano i flussi in uscita dagli istituti dell’infanzia e della primaria non portano praticamente nessuno verso le scuole a cui verrebbero aggregate.

L’arrivo del Sindaco Giovanna Bruno è stato accolto dalle richieste dei manifestanti sino alla scelta di creare una delegazione per continuare una discussione che è comunque stata particolarmente animata sino all’abbandono del tavolo da parte della Dirigente Palma Pellegrini. Serrato il confronto durato oltre un’ora e diverse le proposte formalizzate dal consiglio di istituto dell’Oberdan, rimasto alla riunione e rappresentato da docenti e genitori all’amministrazione comunale, tra cui l’accorpamento alla scuola media “Vittorio Emanuele III” o, in subordine, la creazione di un comprensivo tutto nuovo con la “Don Tonino Bello” e la “Mons. Di Donna”. Tutte proposte che, ora, dovranno eventualmente essere spedite in regione, ente che ha l’ultima parola sulla rete scolastica, poiché l’amministrazione comunale tirerà dritto sulla propria idea di piano di dimensionamento scolastico.  

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