Cronaca

Adulteravano il pesce provocando intossicazioni in famiglie e bambini: 12 arresti dei Nas, sequestrate due aziende di Bisceglie

Quasi 50 di casi di intossicazione alimentare in tutta Italia. A farne le spese ignari consumatori di prodotti ittici, alcuni finiti in Rianimazione. Tra le vittime anche dei bambini. Le segnalazioni risalgono al giugno del 2021 e arrivano da Liguria, Campania ma anche dalla Puglia. Acquisite le prime denunce, la Procura di Trani avvia delle indagini sulla provenienza delle partite di pesce: sotto accusa un carico di tonno a pinna gialla arrivato dalla Spagna. Gli approfondimenti degli inquirenti portano a due aziende ittiche di Bisceglie, la Zu Pietro srl e la Izp Processing srl, ma nell’inchiesta vengono coinvolti anche un laboratorio privato ed una società di consulenza sulla sicurezza alimentare di Avellino. Gli accertamenti della Procura, durati oltre due anni, portati avanti con il supporto dei Carabinieri del Nas di Bari e di Napoli, sono sfociati questa mattina nell’emissione di 19 misure cautelari: 5 persone sono finite in carcere, 7 ai domiciliari, altre 7 raggiunte da misure più lievi. Per gli inquirenti avrebbero messo in piedi un’associazione a delinquere finalizzata all’adulterazione di sostanze alimentari, frode nell’esercizio del commercio e altri reati. Secondo quanto ricostruito dalla Procura, prima della sua immissione in commercio, il prodotto ittico veniva decongelato e adulterato con sostanze non consentite, in particolare nitriti e nitrati, con l’obiettivo di modificare l’aspetto del pesce e di esaltarne la consistenza e il colore. Additivi dannosi per la salute dei consumatori. Ma non solo. Gli indagati avrebbero posto in commercio ingenti quantitativi di salmone congelato spacciandolo per fresco, una partita di tonno contaminata da alti livelli di istamina, pesce con l’etichettatura modificata nella data di scadenza. Dalle intercettazioni disposte dalla Procura emerge la piena consapevolezza degli indagati di causare preoccupanti danni alla salute dei consumatori. Ad Avellino avevano sede la società di consulenza ed il laboratorio privato accusati di depistare i controlli, falsificare ed occultare le prove della contaminazione del pesce. Quando il prodotto ittico veniva affidato alle analisi di un laboratorio esterno, gli indagati erano in grado di modificare gli esiti degli esami attraverso un elaborato programma informatico traendo in inganno le Asl e gli altri enti preposti ai controlli. Durante le perquisizioni, i carabinieri del Nas hanno rinvenuto i quaderni in cui venivano trascritti i dati reali delle analisi che rimanevano occultati. Scoperto anche un vero e proprio deposito di additivi dal quale gli indagati si rifornivano per adulterare il prodotto ittico. I carabinieri hanno anche eseguito un decreto di sequestro delle due aziende biscegliesi e di oltre 5 milioni di euro, pari al ricavato della vendita di tonno contraffatto.

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