Cronaca

Appalti pilotati al Policlinico “Riuniti” di Foggia: nove persone rinviate a giudizio

Arrivano nove rinvii a giudizio per la vicenda sui presunti appalti pilotati al Policlinico “Riuniti” di Foggia. Dopo due patteggiamenti, tra i quali quello del principale indagato, l’ex dipendente Massimo De Santis, il Gup Antonio Sicuranza ha mandato a processo altre nove persone coinvolte nella vicenda.

Si tratta del dirigente dell’area gestione tecnica del “Riuniti”, Luigi Borrelli, e poi di Nicola Stefanelli, Marco Labianca, Giovanni Amoruso, Giuseppe Fiorino, Domenico Cuoco, Michele Iatarola, Matteo D’Augelli, tutti rappresentati legali o amministratori di società coinvolte negli appalti oggetto dell’inchiesta, ed il notaio Rocco Di Taranto.  

Gli imprenditori D’Augelli e Fiorino, inizialmente indagati per corruzione di De Santis sono contestualmente presunte vittime di concussione.

L’indagine, avviata dalla Procura di Foggia, scatenò una vera e propria tempesta giudiziaria sul Policlinico, con l’arresto di quattro persone, il 17 gennaio 2023, ad opera della Guardia di Finanza. A finire nei guai dipendenti ospedalieri, professionisti ed imprenditori.

Cinque gli appalti finiti sotto la lente d’ingrandimento della magistratura foggiana: l’affidamento del servizio di riqualificazione e attivazione di otto sale operatorie, per un impegno di spesa di oltre 2 milioni di euro; la gestione e la manutenzione ordinaria e straordinaria degli impianti elettrici, per circa 4 milioni. E poi l’affidamento del servizio sulla viabilità interna e agli accessi carrabili e pedonali, con un impegno di spesa di circa 42mila euro; attività di taglio e piallatura legno, con 21 affidamenti e forniture per 140mila euro, ed infine il servizio di gestione degli impianti gas medicinali e tecnici, del valore di oltre un milione e mezzo di euro.

Dalle indagini – secondo la tesi accusatoria – sarebbe venuta alla luce una fitta rete di contatti, composta da imprese e pubblici ufficiali, che operavano con l’intento di pilotare gli appalti al fine di ottenere guadagni illeciti. I nove indagati, dal canto loro, hanno sempre respinto tutte le accuse.

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