Cronaca

Violenze sui pazienti dell’Opera Don Uva di Foggia: gli arrestati chiedono di tornare in libertà

Chiedono di essere rimessi in libertà gli arrestati per le presunte violenze commesse sui pazienti psichiatrici dell’Opera Don Uva di Foggia. È quanto emerge dagli interrogatori di garanzia ai quali sono state sottoposte le 7 persone finite in carcere, martedì scorso, nell’ambito dell’inchiesta coordinata dalla Procura del capoluogo dauno, che conta in tutto 30 indagati. Gli 8, tra infermieri, Oss e ausiliari della struttura sanitaria, sottoposti ai domiciliari, saranno ascoltati invece la prossima settimana davanti al Gip, Marialuisa Bencivenga.

L’intenzione dei legali e quella di chiedere la remissione in libertà per i loro assistiti, essendo venute meno le esigenze cautelari, dal momento che la reiterazione dei reati non più possibile (per via della sospensione dei dipendenti arrestati) ed essendo i fatti cristallizzati dai video dei Carabinieri.

La tesi difensiva punta soprattutto sullo stress psicologico degli indagati, i quali sostengono di aver dovuto usare le maniere forti per difendersi dai comportamenti spesso aggressivi dei pazienti.

Sconcertante il materiale raccolto dai Carabinieri nel corso delle indagini, che hanno fatto luce sulle violenze e sugli abusi sessuali commessi ai danni degli ospiti dell’Opera Don Uva di foggia. Persone con gravi difficoltà psichiatriche, portatori di handicap, malati cronici, incapaci di badare a sé stessi, indifesi davanti ai maltrattamenti a cui sarebbero stati costretti dagli indagati.

Alcuni di loro, in base a quanto emerso dalle carte dell’inchiesta, sarebbero stati anche a conoscenza della presenza di microfoni e telecamere nascoste e avrebbero cercato di neutralizzarle. Ciò nonostante le violenze sarebbero continuate.

Fatti gravissimi, su quali sta cercando di fare piena luce la Procura di Foggia.

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