Cronaca

Voto di scambio politico-mafioso alle elezioni comunali di Bari del 2019: 124 persone a processo

Comincerà il prossimo 2 luglio il processo a carico delle 124 persone arrestate, lo scorso 26 febbraio, nell’ambito dell’inchiesta “Codice Interno”, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia, relativa al presunto voto di scambio politico-mafioso in occasione delle elezioni amministrative di Bari del 2019.

La DDA ha chiesto ed ottenuto infatti il giudizio immediato per gli imputati, legati – secondo la tesi dell’accusa – ad un giro di malaffare che coinvolge mondo dell’imprenditoria, politica e criminalità organizzata barese.

Tra gli indagati, l’ex consigliera comunale Carmen Lorusso e suo marito, l’ex consigliere regionale Giacomo Olivieri che, sempre secondo l’accusa, avrebbe raccolto i voti della mafia barese, nello specifico dei clan Parisi-Palermiti, Montani e Strisciuglio, per permettere l’elezione della moglie alle Comunali del 2019.

La donna venne poi effettivamente eletta nelle file del centrodestra, salvo poi passare nella maggioranza di centrosinistra a sostegno dell’attuale sindaco Antonio Decaro. A processo anche il padre dell’ex consigliera comunale, il noto oncologo, ora in pensione, Vito Lorusso, già primario di Oncologia dell’Istituto Tumori “Giovanni Paolo II” di Bari.

Tra gli imputati figurano inoltre molti imprenditori e professionisti, assieme a vertici ed affiliati dei principali clan mafiosi del capoluogo, come i boss Savinuccio Parisi ed Eugenio Palermiti ed i loro rispettivi figli Tommaso e Giovanni.

L’inchiesta della DDA ha inevitabilmente provocato un terremoto giudiziario nella politica barese, portando anche alla nomina di una Commissione di accesso, nominata dal Ministero dell’Interno, che in questi mesi sta valutando la possibilità di scioglimento del consiglio comunale di Bari per eventuali infiltrazioni mafiose.

Dalle indagini sarebbe emerso, infatti, che i clan del capoluogo, in particolare i Parisi-Palermiti, sarebbero riusciti ad infiltrarsi i diversi settori della vita economica ed amministrativa della città. È il caso ad esempio dell’Amtab, la municipalizzata che si occupa del trasporto pubblico locale, all’interno della quale i Parisi avrebbero imposto una loro gerarchia, indirizzando le assunzioni e favorendo amici e parenti. Assunzioni che – secondo l’accusa –  servivano al gruppo criminale per imporre il suo potere, e al tempo stesso assicurarsi la riconoscenza della popolazione. A seguito di quanto venuto fuori nel corso dell’attività investigativa, l’azienda è stata sottoposta ad amministrazione giudiziaria.

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